Why is there attention to a deceased researcher in sypsy, where she worked on a plague research?
Published Not supplied · Discovered 10 Oct, 10:16 UTC · Original language: it · Version 3
L’Organizzazione mondiale della sanità non ha ancora elementi sufficienti per stabilire che cosa abbia provocato la morte di una ricercatrice di 28 anni deceduta il 2 ottobre nella regione russa di Irkutsk, in Siberia. Il caso è stato segnalato perché la donna, Darya Shipilova, lavorava in un istituto di ricerca sulla peste ed era stata ricoverata con una grave polmonite. Alcuni media russi hanno parlato di una possibile peste polmonare, ma le autorità sanitarie russe non hanno confermato questa diagnosi e hanno descritto la malattia come una polmonite di origine sconosciuta.
L’Oms ha chiesto alla Russia ulteriori informazioni sui test effettuati sulla donna, sugli accertamenti eseguiti sui suoi contatti e sulle ragioni che hanno portato le autorità ad adottare misure di sanità pubblica. L’organizzazione ha inoltre chiesto di verificare le notizie relative a un secondo dipendente dell’istituto che avrebbe sviluppato una polmonite di origine non determinata. «Non abbiamo ancora il quadro completo di questo evento», ha detto il direttore generale dell’Oms, spiegando che per questo non è ancora possibile effettuare una valutazione completa del rischio.
Le autorità russe hanno riferito all’Oms di avere messo in quarantena circa 200 persone entrate in contatto con la donna. Il Rospotrebnadzor ha successivamente sostenuto che non vi fosse alcun rischio di epidemia nella regione. Al momento, però, non esiste una conferma indipendente che la donna sia morta di peste e non è quindi corretto parlare di un focolaio di peste in Siberia.
La cautela è particolarmente importante perché la peste polmonare è una forma grave della peste provocata dal batterio Yersinia pestis. La forma più comune è invece quella bubbonica, che generalmente viene trasmessa attraverso la puntura di pulci infette che vivono su piccoli mammiferi. La forma polmonare può svilupparsi quando il batterio raggiunge i polmoni, ma può anche essere trasmessa da una persona infetta a un’altra attraverso le goccioline respiratorie, soprattutto durante contatti ravvicinati. È l’unica forma di peste che può trasmettersi direttamente da persona a persona.
Questo non significa però che la peste polmonare si comporti come il Covid. Il Cdc statunitense sottolinea che la trasmissione avviene attraverso grandi goccioline respiratorie e richiede in genere un contatto ravvicinato; non ci sono evidenze che Yersinia pestis si trasmetta attraverso aerosol fini rimanendo sospesa nell’aria come avviene per il morbillo.
Anche per questo, se il caso russo fosse confermato come peste polmonare, la risposta sanitaria sarebbe basata soprattutto sull’identificazione dei contatti stretti, sull’isolamento del malato e sulla profilassi antibiotica delle persone effettivamente esposte. La peste, a differenza di quanto può suggerire il suo nome legato alle grandi epidemie medievali, oggi è una malattia trattabile con antibiotici e l’avvio tempestivo della terapia è determinante.
Resta da chiarire anche come la donna possa eventualmente essere entrata in contatto con il batterio. Nei giorni scorsi alcuni media hanno sostenuto che avrebbe potuto rompere accidentalmente una provetta contenente Yersinia pestis nel laboratorio dove lavorava. Si tratta però di una ricostruzione attribuita a fonti giornalistiche e non confermata dalle autorità sanitarie. Il Rospotrebnadzor ha affermato che nei test effettuati sulla donna non sarebbe stato trovato un microrganismo collegabile alla sua attività professionale. In assenza della diagnosi definitiva, anche questa ipotesi va quindi considerata non verificata.
La peste, comunque, non è una malattia scomparsa dal mondo. L’Oms spiega che Yersinia pestis circola naturalmente soprattutto tra piccoli mammiferi e le loro pulci e che casi umani continuano a verificarsi in alcune aree dell’Africa, dell’Asia e delle Americhe. L’incubazione è generalmente compresa tra uno e sette giorni. La forma bubbonica è la più frequente, mentre quella polmonare e quella setticemica sono meno comuni ma più gravi.
Anche negli Stati Uniti, dove la peste è oggi rara, il batterio continua a circolare naturalmente in alcune aree rurali dell’Ovest. Il Cdc ha documentato, per esempio, un decesso per peste polmonare in Arizona nel luglio 2025, il primo nello Stato dal 2007. In quel caso il paziente aveva avuto un’esposizione professionale a gatti malati e l’identificazione del possibile contagio aveva portato all’immediata ricerca dei contatti e alla profilassi delle persone esposte.
Maurizio Troccoli
Giornalista dal duemila, ha lavorato per il Messaggero e Reuters. Ha fondato e diretto la rivista Artico, i quotidiani Giornale del Cilento e Umbria24. Ha svolto a lungo attività di freelance anche come videoreporter. Impegnato nel campo della formazione al giornalismo digitale e multimediale. Altri articoli di Maurizio Troccoli
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Original title: Perché c'è attenzione su una ricercatrice deceduta in Siberia dove lavorava a una ricerca sulla peste?
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