Russia, dentro il laboratorio anti-peste di Irkutsk: il giallo degli 800mila dollari da Kennedy Jr. e i test anti-epidemia con la Cina ad agosto
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Dei finanziamenti da Robert Kennedy Jr., dei test anti-peste realizzati insieme alla Cina. Il laboratorio di Irkutsk, in Siberia, è al centro delle polemiche dopo la morte della scienziata Darya Shipilova, che il governo russo ha attribuito a una «polmonite» ma sulla quale il mondo occidentale ha chiesto di fare chiarezza. Il governatore della regione siberiana ieri ha annunciato la conclusione dei controlli effettuati tra le persone che sono entrate in contatto con la donna morta, senza rilevare problemi sanitari né microrganismi pericolosi. «Si è concluso il monitoraggio medico di tutti i contatti. Non sono stati rilevati problemi di salute legati a malattie infettive», ha dichiarato Kobzev sulla piattaforma russa Max. Ma come spesso accade per le cose che riguardano la Russia, gli annunci governativi non sempre corrispondono alla realtà. E per questo tutti, ora, vogliono vederci chiaro prima di dichiarare chiuso il caso.
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Intanto negli Usa è scoppiato il caso che riguarda Robert F. Kennedy Jr., che avrebbe autorizzato lo stanziamento di oltre 800.000 dollari di denaro pubblico a un progetto di ricerca collegato al laboratorio siberiano. Nel 2025 e nel 2026, l'Università dell'Illinois Urbana-Champaign ha stretto una collaborazione con l'Istituto statale russo di citologia e genetica, che in passato aveva già lavorato con la struttura di Irkutsk, ora al centro delle polemiche. White Coat Waste, un'organizzazione bipartisan di controllo governativo che si batte principalmente contro la sperimentazione animale, ha riferito che i National Institutes of Health (NIH), supervisionati da Kennedy nell'ambito del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS), hanno concesso quasi 800.000 dollari all'Università dell'Illinois Urbana-Champaign tra il 2025 e il 2026 per le loro ricerche. L'università ha ricevuto 389.943 dollari dal NIH nel luglio 2025 e altri 389.746 dollari nel settembre 2026 per la ricerca, che era finalizzata a studiare il comportamento sociale attraverso l'impiego di volpi allevate in Siberia. Un portavoce dell'HHS ha dichiarato al Daily Mail che la descrizione dei finanziamenti fornita da White Coat Waste è «fuorviante» e ha chiarito che «l'HHS non sta finanziando un laboratorio russo per la peste».
Il giallo delle esercitazioni sulla peste con Pechino
Ma non è finita qui. Perché il laboratorio anti-peste di Irkutsk è stato anche protagonista di un'esercitazione congiunta a Fuyuan con la Cina sulla preparazione alle malattie infettive, che includeva la simulazione di uno scenario di un peste importata. È avvenuta dal 24 al 27 agosto di quest'anno, una circostanza che ha già alimentato polemiche e dubbi viste le tempistiche. Secondo un rapporto del centro stampa municipale di Fuyuan, pubblicato su The Paper il 27 agosto, l'esercitazione congiunta ha testato la "notifica" delle malattie, la valutazione del rischio e la risposta coordinata alle emergenze lungo il confine tra Cina e Russia.
Gli organizzatori hanno utilizzato tre scenari: una malattia emergente trasmessa dalle zecche, denominata "Malattia X", uno scenario di peste importata che richiede una risposta congiunta e interventi igienico-sanitari e di assistenza medica d'emergenza a seguito di un'alluvione. Il rapporto non specificava il sottotipo di peste.
Hanno partecipato diciannove squadre di emergenza provenienti da Heilongjiang, Liaoning e Jilin, con oltre 300 persone e più di 40 veicoli. Tra i partecipanti russi figuravano specialisti di Rospotrebnadzor, l'agenzia nazionale per la salute pubblica che in questi giorni ha più volte rassicurato sulla situazione relativa alla peste, e dei servizi regionali del territorio di Khabarovsk, del territorio del Litorale e dell'oblast' dell'Amur. Ma ha partecipato anche Sergey Balakhonov, il direttore dell'Istituto di ricerca sulla peste di Irkutsk. La sua presenza ha stabilito un collegamento tra i test e l'istituto in cui lavorava Shipilova, ma non ovviamente con ciò che poi è successo alla scienziata.
I dubbi sulle armi biologiche
Le prime notizie non verificate diffuse dai media locali suggerivano che la lavoratrice del laboratorio avesse accidentalmente rotto una provetta contenente Yersinia pestis, il batterio che causa la peste. Gli ospedali locali, compreso un ospedale maternità, hanno limitato le visite e introdotto controlli sanitari più rigorosi. Una fabbrica locale ha imposto l'uso di mascherine ai propri dipendenti. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato, sulla base delle informazioni non ufficiali disponibili, che «il rischio per la salute pubblica della popolazione generale sembra essere basso». In effetti, le prove disponibili non indicano un'emergenza globale di peste. Si è trattato di un incidente di laboratorio? E in questo caso, quando è stato riconosciuto e quale trattamento ha ricevuto la persona esposta al contagio? Cosa ha spinto all'ampio monitoraggio dei suoi contatti? Le preoccupazioni esterne sono state in parte alimentate dalle speculazioni sulle armi biologiche, di cui gli 007 Usa ritengono che Mosca abbia un programma clandestino per lo sviluppo. L'ex Unione Sovietica, per esempio, includeva la Yersinia pestis, l'agente eziologico della peste, nel suo «arsenale».
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