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The laboratories where the plague has been studied for a century, in Irkutsk: purging, marmots tarbagan and the knot of biological weapons

Published Not supplied · Discovered 9 Oct, 09:32 UTC · Original language: it · Version 3

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È nato da un piccolo laboratorio sovietico negli anni Venti ed è diventato uno dei centri di riferimento per la sorveglianza della peste in Siberia e nell'Estremo Oriente russo. È qui che lavorava Daria Shipilova, la ricercatrice morta a 28 anni per una polmonite di origine ancora non determinata

isitituto peste adi irkutsk
isitituto peste adi irkutsk

Marmotte, pulci, immense distese da sorvegliare e un nemico che sembrava appartenere al passato ma continuava a riaffiorare nel cuore dell'Asia: la peste. Per capire perché proprio a Irkutsk sia nato uno dei principali centri russi per lo studio della malattia - coinvolto oggi nella vicenda internazionale causata dalla morte di una sua ricercatrice, Daria Shipilova, per presunta peste - bisogna tornare a un secolo fa, nella Russia appena uscita dalla rivoluzione e dalla guerra civile.

Nel 1920 una grave epidemia di peste colpisce il Primorje, nell'Estremo Oriente russo, mentre la Transbaikalia è già nota per la presenza di focolai naturali della malattia. Il nuovo potere bolscevico sta ricostruendo anche il sistema sanitario e, nel dicembre 1922, nasce formalmente l'Unione Sovietica.

L'anno successivo il Commissariato del popolo alla Sanità della Repubblica socialista federativa sovietica russa (Narkom Zdrav, Narodnyj Komissariat Zdravoochranenija), ovvero il Ministero della Salute di allora, istituisce a Irkutsk un laboratorio per la lotta alla peste. A dirigerlo viene chiamato il microbiologo ed epidemiologo, Aleksey Skorodumov.

Un avamposto per sorvegliare la peste

Non è ancora l'attuale Istituto: il laboratorio opera come sezione specializzata dell'Istituto chimico-batteriologico di Irkutsk e, secondo una pubblicazione dell'epoca conservata dallo stesso centro, inizialmente non dispone neppure di proprie attrezzature e occupa locali della stazione Pasteur. La missione è però già quella che segnerà il secolo successivo: sorvegliare la peste negli sterminati territori della Siberia orientale e dell'Estremo Oriente e studiare gli animali nei quali il batterio riesce a sopravvivere, pronto a tornare a contatto con l'uomo.

Quella missione non appartiene soltanto alla storia. Science ricorda che ancora oggi Yersinia pestis è presente in numerose specie animali in Russia, Mongolia e Cina, oltre che negli Stati Uniti occidentali, e occasionalmente passa dagli animali all'uomo. È questa persistenza dei focolai naturali a spiegare perché la Russia continui a mantenere una rete specializzata nella sorveglianza della peste.

Il «treno antipeste» e le marmotte della Transbaikalia

La rete cresce rapidamente. Accanto al laboratorio di Irkutsk sorgono stazioni e presidi per la lotta alla peste, mentre squadre specializzate percorrono territori enormi alla ricerca dei focolai. Un rapporto del 1933 descrive persino un «treno antipeste» della ferrovia Transbaikalica, composto da cinque vagoni: uno ospita un laboratorio mobile, mentre gli altri vengono utilizzati per la formazione, le esposizioni e il trasporto dei materiali. Una parte essenziale del lavoro si svolge sul campo.

Gli specialisti catturano e analizzano roditori, comprese le marmotte tarbagan, storicamente legate alla circolazione della peste nell'area tra Transbaikalia e Mongolia. Le ricerche condotte negli anni Venti individuano altri possibili serbatoi naturali e studiano pulci, pidocchi e zecche dei roditori.

1934, nasce l'Istituto nell'Urss di Stalin

Il passaggio decisivo arriva nel 1934. L'Unione Sovietica è ormai entrata nell'era di Stalin, nel pieno della trasformazione economica e amministrativa imposta dai piani quinquennali. Anche il controllo delle epidemie viene organizzato attraverso strutture statali sempre più centralizzate.

Il 5 giugno 1934, sulla base di una decisione del Consiglio dei commissari del popolo, un ordine dell'incaricato del Consiglio del lavoro e della difesa dell'Urss istituisce l'Istituto statale per la lotta alla peste di Irkutsk, il «Chumin». Il Narkomzdrav della Repubblica russa ne approva il regolamento, definendolo un organismo scientifico-operativo per la lotta alla peste e un centro di riferimento per la Siberia e l'Estremo Oriente.

L'Istituto riunisce sotto il proprio coordinamento stazioni specializzate, presidi periferici, laboratori e unità mobili. Skorodumov, che guida il laboratorio fin dal 1923 e ne ha promosso la trasformazione, diventa il primo direttore. Il 27 settembre firma il primo ordine interno: l'organico conta appena sette persone.

È l'inizio di quella che diventerà una rete molto più vasta. Paul Keim, microbiologo della Northern Arizona University e conoscitore della ricerca sulla peste nell'ex Urss, spiega a Science che Irkutsk è uno dei diversi istituti per la lotta alla peste disseminati nell'ex spazio sovietico: strutture che, nonostante il nome, hanno progressivamente assunto competenze di sanità pubblica molto più ampie della sola peste.

istituto peste 4
istituto peste 4

Il fondatore travolto dalle purghe

Anche la storia personale di Skorodumov finisce per intrecciarsi con quella più oscura dell'Urss staliniana. Mentre l'Istituto cresce, il Paese entra negli anni del Grande Terrore. Nel 1937, secondo la ricostruzione storica pubblicata dallo stesso Istituto, il suo fondatore viene arrestato sulla base di false accuse. È accusato di appartenere a un'organizzazione «sovversiva-terroristica», viene condannato e nel 1939 è fucilato. Vent'anni dopo, nel 1959, durante la revisione delle repressioni staliniane, Skorodumov viene riabilitato post mortem.

Nel frattempo, il centro continua a espandersi. Nel dicembre 1939 lascia il vecchio edificio di legno sull'Angara per trasferirsi in una struttura costruita appositamente nella allora Terza via Sovietica, oggi via Trilissera.Alla vigilia della Seconda guerra mondiale dispone ormai di microbiologi, epidemiologi, zoologi ed entomologi: le competenze necessarie per studiare contemporaneamente il batterio della peste, gli insetti che possono trasmetterlo e gli animali che ne costituiscono i serbatoi naturali.

La guerra, i vaccini e l'allargamento della missione

Con l'invasione tedesca dell'Unione Sovietica nel giugno 1941 cambia nuovamente il contesto. Una quota del personale parte per il fronte e materiali e apparecchiature diventano più difficili da reperire, ma l'attività dell'Istituto prosegue.

Secondo la sua ricostruzione storica, durante quella che in Russia viene chiamata Grande guerra patriottica il centro continua a sorvegliare i focolai naturali di peste della Transbaikalia e produce preparati destinati alla prevenzione e al trattamento delle malattie infettive, compresi vaccino e siero contro la peste, vaccino contro il colera e materiali per i laboratori.

Nel dopoguerra la missione si allarga progressivamente. Alle ricerche sulla peste si aggiungono altre infezioni particolarmente pericolose, dalla tularemia alla brucellosi fino all'antrace. Nel 1984, ancora in epoca sovietica, l'Istituto riceve l'Ordine della Bandiera Rossa del Lavoro per i risultati nella sanità pubblica e nella ricerca medica.

La tradizione sovietica della vaccinazione contro la peste sopravvive inoltre fino a oggi. Javier Pizarro-Cerda, responsabile della Yersinia Research Unit dell'Institut Pasteur di Parigi, spiega a Science che nei Paesi dell'ex Urss viene utilizzato da decenni un vaccino basato su un ceppo attenuato di Yersinia pestis.

In Russia continua a essere somministrato alle persone professionalmente esposte, normalmente ogni anno perché la protezione è di breve durata. Le prove sulla sua efficacia sono però più solide per la peste bubbonica, che per quella polmonare.

Nei laboratori di Irkutsk, dove da un secolo si studia la peste. La storia dell'Istituto russo al centro del caso Shipilova
Nei laboratori di Irkutsk, dove da un secolo si studia la peste. La storia dell'Istituto russo al centro del caso Shipilova

La peste è davvero ancora così pericolosa? C'è un reale rischio di diffusione del contagio?

Dall'Urss alla Russia: un istituto «molto famoso»

Il crollo dell'Unione Sovietica nel 1991 non cancella questa rete. L'Istituto di Irkutsk passa nel sistema sanitario della Federazione Russa e oggi dipende da Rospotrebnadzor, il servizio federale responsabile della sorveglianza epidemiologica e della tutela dei consumatori. La logica di fondo conserva una forte continuità con quella degli anni Venti e Trenta: controllare i grandi focolai naturali della Siberia e dell'Estremo Oriente, studiare i patogeni e intervenire rapidamente quando emerge una minaccia.

Oggi l'Istituto dispone di un Dipartimento di microbiologia della peste, di strutture per la diagnostica genetica e di una collezione di batteri patogeni. Le sue pubblicazioni documentano ricerche su Yersinia pestis, comprese analisi genetiche di ceppi provenienti dai focolai naturali della Siberia meridionale e della Mongolia.

Studia inoltre colera, tularemia, brucellosi, antrace, leptospirosi e altre zoonosi e dispone di brigate specializzate per le emergenze epidemiologiche. Tra i campi di attività dichiarati compare anche la sicurezza biologica e il contrasto al bioterrorismo.

È proprio su questo punto che l'articolo di Science consente di fare una distinzione importante. Studiare Yersinia pestis in Russia non ha, di per sé, nulla di sospetto. Il batterio continua a circolare negli animali selvatici in vaste zone del Paese e viene studiato in numerosi laboratori nel resto del mondo. Pizarro-Cerda definisce infatti la ricerca russa sulla peste perfettamente «normale» e descrive quello di Irkutsk come un centro molto famoso.

Il nodo delle armi biologiche

La storia sovietica impone però una precisazione. L'Urss ha avuto durante la Guerra fredda un vasto programma clandestino di armi biologiche. Inoltre Yersinia pestis è considerato un agente che può avere un potenziale impiego come arma biologica. Ma da questo non discende che l'Istituto di Irkutsk fosse o sia un laboratorio per la produzione di armi.

Science è molto netto: non esistono prove pubbliche che il centro di Irkutsk sia oggi impegnato nello sviluppo di armi biologiche. E non ci sono prove pubbliche che stesse conducendo ricerche gain-of-function finalizzate a rendere Yersinia pestis più virulenta o più facilmente trasmissibile.

Quando i ricercatori russi collaboravano con l'Occidente

Un altro elemento aggiunto da Science riguarda una fase meno conosciuta della storia dell'Istituto: quella successiva alla Guerra fredda. Dopo la dissoluzione dell'Urss, i ricercatori della rete per la lotta alla peste hanno sviluppato rapporti scientifici con colleghi occidentali. Paul Keim racconta di avere visitato stazioni specializzate in Kazakistan e Uzbekistan. Non è mai stato personalmente nell'Istituto di Irkutsk, ma conosce il suo direttore, lo scienziato della peste Sergey Balakhonov.

Balakhonov ha visitato il laboratorio di Keim a Flagstaff, in Arizona, e il microbiologo americano racconta a Science di considerarlo un amico. Questi rapporti si sono drasticamente deteriorati negli ultimi anni. «Dopo l'invasione dell'Ucraina, i nostri legami con la comunità russa che studia la peste si sono disgregati», racconta Keim. Secondo lo scienziato, questa frattura può essere una delle ragioni per cui oggi è così difficile ottenere informazioni indipendenti e dettagliate, su quanto accade all'interno del sistema russo.

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Il caso Shipilova e la domanda sulla sicurezza

È in questa struttura, erede di oltre un secolo di sorveglianza della peste, che lavorava Daria Shipilova, morta a 28 anni dopo una grave polmonite di origine non ancora determinata. Le autorità russe sostengono di non avere individuato nei suoi campioni microrganismi riconducibili alla sua attività professionale e di non avere accertato incidenti nel lavoro con agenti patogeni.

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L'ipotesi circolata sui media indipendenti, secondo cui la ricercatrice avrebbe rotto una provetta contenente Yersinia pestis, non è stata confermata. Anche Science, dopo aver ricostruito questa versione e l'accusa secondo cui Shipilova avrebbe nascosto l'incidente, sottolinea esplicitamente che nessuna di queste informazioni è stata confermata. Alla stessa conclusione arriva il fact checking dell'emittente pubblica Deutsche Welle.

Proprio la lunga esperienza dell'Istituto, tuttavia, rende l'ipotesi di un incidente particolarmente delicata. Le infezioni di laboratorio da peste risultano molto rare. Science ricorda che l'Institut Pasteur non ne ha registrata una in oltre 130 anni, anche se esistono precedenti documentati, come la morte nel 2009 del genetista dell'Università di Chicago Malcolm Casadaban dopo il lavoro con un ceppo attenuato di Yersinia pestis.

Paul Keim osserva che la Russia possiede circa un secolo di esperienza nella manipolazione di questi patogeni. Javier Pizarro-Cerda formula quindi una conclusione necessariamente condizionata: se Shipilova fosse davvero morta di peste polmonare contratta durante il lavoro, ciò indicherebbe «una grave falla» nel sistema di sicurezza. Ma come è stato possibile, in un Istituto che da cento anni è specializzato nel riconoscere, studiare e contenere quel batterio?

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9 ottobre 2026 ( modifica il 9 ottobre 2026 | 10:47)

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Original title: I laboratori dove si studia la peste da un secolo, a Irkutsk: le purghe, le marmotte tarbagan e il nodo delle armi biologiche

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