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Peste, ricercatrice morta a Irkutsk: Ferrante esclude l'emergenza e frena le ipotesi di guerra biologica

Published Not supplied · Discovered 10 Oct, 13:01 UTC · Original language: it · Version 2

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La morte di una ricercatrice di 28 anni dell'Irkutsk Anti-Plague Research Institute, in Siberia, che sarebbe stata colpita dalla peste polmonare, ha suscitato preoccupazione e reazioni contrastanti. Alla sfiducia espressa da alcune persone nei confronti delle autorità russe si sono affiancate posizioni di chi ha minimizzato il caso, sostenendo che Mosca non avrebbe motivo di nascondere nulla. Il virologo Pasquale Ferrante, già professore ordinario di Microbiologia all'università degli Studi di Milano, invita invece a non farsi prendere dal panico: «Nessun allarme», ha dichiarato all'Adnkronos.

Ferrante si è detto stupito dal clamore suscitato dalla vicenda e sorpreso dalle ipotesi di rischio legate alla peste. Ha riferito di aver letto anche speculazioni su una vaga possibilità che la Russia si stesse preparando a una guerra batteriologica attraverso questo agente infettivo. Uno scenario che ritiene difficile da sostenere nel caso discusso.

Per spiegare l'infezione della giovane, il virologo ha avanzato l'ipotesi che le si sia rotta in mano una provetta nella quale aveva coltivato la Yersinia pestis, il batterio responsabile della peste. Ferrante ha supposto che il contenitore fosse di vetro e che, dopo la rottura, la ricercatrice avesse inalato il batterio. L'incidente di laboratorio ipotizzato non è stato confermato dalle autorità russe.

Il virologo ha inoltre osservato che, in presenza di peste polmonare, forse si sarebbe ammalato qualcun altro e che eventuali casi sarebbero già stati osservati, considerato il periodo di incubazione molto breve. Facendo riferimento anche agli esiti delle quarantene, ha dichiarato di non ritenere necessario lanciare una vera emergenza: a suo giudizio, per prestare attenzione alla vicenda di Irkutsk è sufficiente un po' di sorveglianza.

Le forme della peste e gli antibiotici disponibili

Ferrante distingue almeno due forme della malattia, la peste bubbonica e quella polmonare, che indica come la più grave. Nella sua spiegazione, la Yersinia pestis vive con gli animali, soprattutto topi e ratti, si moltiplica nelle loro pellicce e nei peli e occasionalmente passa all'uomo, provocando disturbi associati alle diverse forme della peste.

Pur ricordando che si verificano ancora casi, il virologo sostiene che attualmente la malattia non rappresenti un problema perché sono disponibili diversi antibiotici in grado di uccidere il batterio. È anche per questa ragione che considera poco plausibile l'ipotesi di un suo impiego come arma biologica nella vicenda russa: secondo Ferrante, uno Stato intenzionato a preparare una guerra batteriologica probabilmente cercherebbe un agente diverso, perché contro la peste basterebbe la ciprofloxacina o un altro antibiotico.

I casi negli Stati Uniti e nei Paesi africani

La peste può essere contratta in diversi Stati del mondo. Ferrante cita gli Stati Uniti fra i Paesi nei quali è sicuramente ancora presente e si dice incuriosito dalle speculazioni e dall'allarme sul caso russo proprio alla luce di questa presenza. Nella distribuzione geografica da lui descritta, la malattia si osserva soprattutto negli Stati del Sud, con una prevalenza nella zona del Colorado, del New Mexico e dell'Arizona, ma anche in California e in Oregon.

Secondo il virologo, i casi statunitensi si verificano principalmente in aree che ospitano le riserve dei nativi americani, dove le comunità hanno un contatto più forte con la natura. Tra i problemi di queste popolazioni nelle zone interessate, Ferrante segnala anche una possibile carenza di assistenza sanitaria. Per tali aree indica un minimo annuale di 7-8 casi e massimi di 17, citando il 2006 o il 2015 come anni nei quali è stato raggiunto quel livello. I casi letali, precisa, sono stati meno dei casi complessivi.

La distribuzione geografica della peste, osserva ancora Ferrante, sembra assomigliare molto a quella degli hantavirus, pur non essendoci attinenza fra questi patogeni dal punto di vista biologico. Anche gli hantavirus, spiega, sono patogeni dei roditori che occasionalmente passano agli esseri umani: la trasmissione avviene attraverso urine e feci, le cui particelle si risospendono con la polvere e vengono inalate. L'inalazione può provocare la polmonite da hantavirus.

Fra i Paesi più frequentemente colpiti dalla peste, Ferrante elenca il Madagascar, il Congo e altri Paesi africani limitrofi. Secondo la sua valutazione, in queste aree non si verificano epidemie gravi: anche dove la malattia è endemica, la presenza rimane costante, senza un'acutizzazione che possa portare a incrementi dei casi. Il virologo ricorda inoltre che i casi riportati dall'Organizzazione mondiale della sanità raramente superano i mille a livello globale e afferma che in Europa, «in questo momento», non viene riportato alcun caso.

Le epidemie storiche richiamate dal virologo

Nel ricostruire il peso storico della malattia, Ferrante definisce la peste uno dei maggiori fattori infettivi nell'evoluzione della specie umana. Cita la peste Giustiniana, la peste Antonina e numerose altre epidemie, indicando come la più importante quella passata alla storia come peste nera, associata alla morte nera.

Secondo la cronologia richiamata dal virologo, la peste nera cominciò all'incirca nel 1345-1346 e finì nel 1350, causando la morte di almeno un terzo dell'intera popolazione europea. Una mortalità che Ferrante ha definito «veramente impressionante».

Come primo episodio di epidemia o semi-pandemia, Ferrante ricorda invece la cosiddetta peste di Atene, scoppiata durante la guerra del Peloponneso. La sua causa, sottolinea, non è mai stata individuata, nonostante lo storico Tucidide ne avesse descritto accuratamente tutti i sintomi.

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